Vertice all’orizzonte
Putin mira a ottenere un altro incontro di alto profilo con Trump, ma questa volta il luogo e la posta in gioco sono diversi. Dietro la spavalderia diplomatica, si intravede il solito schema di adulazione strategica, con ultimatum poco velati e una menzogna dopo l’altra.
Il Cremlino è in piena fibrillazione per un possibile vertice tra Vladimir Putin e Donald Trump. Ma questa volta non aspettatevi che l’incontro si tenga a Helsinki. La Russia starebbe invece valutando l’Arabia Saudita o gli Emirati Arabi Uniti come potenziali sedi. Alti funzionari russi hanno già visitato questi Paesi, gettando le basi per l’evento. In vista di un potenziale vertice, Putin ha fatto di tutto per elogiare il presidente americano.
Putin ha definito Trump una “persona molto forte” e ha addirittura pubblicato un video di congratulazioni per la sua vittoria elettorale, cosa mai fatta nei suoi 25 anni al potere. Putin ha sempre inviato ai presidenti degli Stati Uniti appena insediati un breve telegramma pubblico, ma questa volta ha fatto un’eccezione con un vero e proprio messaggio video sottolineando la sua presunta apertura al “dialogo”.
Rilancio degli ultimatum
È comunque probabile che si stia preparando a rilanciare alcuni ultimatum già noti. È facile prevedere che farà pressione per il ritiro delle forze ucraine dalle regioni che la Russia afferma di aver annesso (pur senza averne in realtà il pieno controllo militare). Probabilmente, insisterà anche sull’abbandono da parte dell’Ucraina delle ambizioni di entrare a far parte della NATO, ormai scritto nella costituzione ucraina, pretendendo inoltre la revoca delle sanzioni occidentali contro la Russia.
Gli organi di informazione pro-Cremlino si sono inoltre concentrati su una narrazione specifica: Zelenskyy sarebbe un leader “illegittimo”. Putin ha recentemente dichiarato che sarebbe impossibile negoziare con Zelenskyy, affermando: “Non ha il diritto di firmare nulla”. Naturalmente, se Zelenskyy fosse disposto a trattare, Putin si impegnerebbe a incaricare dei negoziati “qualcuno di appropriato”. Ma per quanto riguarda la firma un accordo formale, Putin insiste che Zelenskyy sarebbe un interlocutore inaccettabile.
Ribadita “l’illegittimità” di Zelenskyy
Putin è addirittura arrivato a sostenere che, data la sua presunta “illegittimità”, Zelenskyy non potrebbe neanche revocare il suo stesso divieto di negoziare con la Russia emesso nel 2022, quando era ancora, per citare Putin, un presidente “legittimo”.
Nonostante ripetere questa parola non la renda più vera, l’intera narrazione relativa all’“illegittimità” ha in definitiva un unico scopo: giustificare l’inesistenza di colloqui diretti tra Putin e Zelenskyy. La costituzione ucraina è piuttosto chiara: non è consentito tenere elezioni in tempo di guerra e il presidente resta in carica fino all’elezione di un nuovo presidente. Zelenskyy ha recentemente confermato che, una volta terminata la fase calda della guerra e revocata la legge marziale, l’Ucraina terrà sicuramente elezioni democratiche.
Il vecchio sogno di parità
I tentativi di Mosca riflettono un sogno ormai decennale di ripristinare almeno in apparenza la parità con Washington, proprio come ai tempi della guerra fredda, quando le due superpotenze nucleari decidevano della sicurezza globale. Ora come ora, non è che un tentativo poco velato di ottenere un dialogo esclusivo tra Stati Uniti e Russia sulla testa dell’Ucraina.
Altre notizie…
Nel frattempo, i propagandisti russi hanno tenuto d’occhio l’altra sponda dell’Atlantico. L’opinionista russo Vladimir Solovyov ha commentato allegramente: “Non è fantastico? I canadesi e i messicani pensavano che tutto andasse nel migliore dei modi!” in risposta ai recenti eventi nordamericani. Per quanto riguarda la sospensione delle attività dell’USAID, gli organi di informazione del Cremlino hanno falsamente sostenuto che l’organizzazione avesse “rovesciato 83 governi” in tutto il mondo. Gli organi di informazione russi stanno ora sollecitando il Cremlino a intervenire, creando una versione russa del programma di assistenza.
Allo stesso tempo, gli organi di informazione pro-Cremlino hanno prestato grande attenzione alle recenti proposte con cui Kiev garantirebbe la fornitura di terre rare – elementi chiave utilizzati nell’elettronica – in cambio degli aiuti militari statunitensi. Poiché molte di queste terre rare si trovano in aree che la Russia sta temporaneamente occupando e falsamente rivendicando come proprie, i propagandisti russi sperano nervosamente che non siano incluse in nessun piano degli Stati Uniti.
Per quanto riguarda le notizie riguardanti il mondo digitale, la TV di Stato russa ha recentemente affermato che il chatbot cinese DeepSeek sia stato sviluppato utilizzando un codice di programmazione del 1985, risalente all’era sovietica. Tuttavia, in questo caso non si tratta di un’ulteriore invenzione del governo. La notizia proviene da un articolo satirico che è stato assurdamente scambiato per veritiero dal principale programma di informazione della Russia.
E in un ultimo atto di spavalderia, i propagandisti del Cremlino hanno annunciato con orgoglio che la donna francese giudicata colpevole di aver diffamato Brigitte Macron, la premier dame francese, ha chiesto asilo in Russia, “ultimo baluardo della libertà di espressione”.

Sul radar di EUvsDisinfo, questa settimana:
- Mar Baltico: In uno sforzo mirato a manipolare la realtà, gli organi di informazione pro-Cremlino hanno descritto le marine militari dei Paesi della NATO come “pirati” dopo il recente abbordaggio da parte delle autorità svedesi di un’imbarcazione per indagare sul taglio di un cavo in fibra ottica sottomarino, quasi certamente causato dall’uso improprio dell’ancora della nave. Poiché vi erano stati inizialmente sospetti di deliberato sabotaggio – un atto criminale – la Svezia stava semplicemente esercitando il proprio diritto di proteggere le sue infrastrutture critiche. Le autorità svedesi hanno poi escluso il sabotaggio, descrivendo il danno come casuale. L’incidente è avvenuto dopo soli due mesi dal fermo di una petroliera che trasportava petrolio russo da parte delle autorità finlandesi, per sospetto sabotaggio.
- Moldavia: Accusate il vostro nemico di ciò che state facendo mentre lo fate. Mosca sostiene che Chisinau abbia deciso di interrompere le forniture di gas alla Transnistria, mentre è in realtà l’azienda statale russa Gazprom ad aver interrotto le forniture dopo la scadenza del contratto di transito del gas con l’Ucraina, che Kyiv si è rifiutata di prorogare. Anche se la Moldavia ha un contratto per il gas valido fino al 2026 e Chisinau ha individuato vie di transito alternative, Gazprom si è rifiutata di riprendere le consegne.
- Cerimonia per la liberazione di Auschwitz: Come da tradizione, gli organi di informazione statali russi si sono impegnati ad accusare l’Occidente di russofobia, nazismo e revisionismo storico per non aver invitato alcuna delegazione russa alla commemorazione dell’80° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz. Tuttavia, la motivazione del mancato invito non è certo un presunto “revisionismo storico” o il “sostegno al nazismo ucraino” da parte dell’Occidente, ma piuttosto la decisione del Cremlino di avviare il più grande conflitto militare in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Si veda anche il nostro articolo: L’uso improprio del nazismo da parte del Cremlino come arma di manipolazione dell’informazione