Esecuzione di un PdG nel mirino della disinformazione pro-Cremlino

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Esecuzione di un PdG nel mirino della disinformazione pro-Cremlino
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Un PdG viene giustiziato davanti alle telecamere. Come al solito, la disinformazione pro-Cremlino cerca di confondere il mondo con una miriade di menzogne contraddittorie per offuscare i veri responsabili.

Il 6 marzo, sui social è comparso un video che ritrae l’esecuzione di un prigioniero di guerra (PdG) ucraino. Le ultime parole del soldato incarnano la resilienza ucraina: “Gloria all’Ucraina”. La sua esecuzione viola la Convenzione di Ginevra e può rappresentare un crimine di guerra. Dimostra inoltre l’impunità degli invasori russi in Ucraina.

Dal video, non è stato da subito chiaro chi fosse il soldato giustiziato, ma dopo alcune ricerche, la sua identità è stata confermata. Il suo nome è Oleksandr Matsiyevskyy, tiratore scelto del 163° battaglione, 119ª Brigata separata della difesa del territorio regionale di Černihiv.

La sua morte ha provocato disapprovazione e promesse di vendetta da parte degli alti funzionari ucraini e del modo in generale. Purtroppo ciò ha dato il via a una diffusa manipolazione delle informazioni da parte della Russia, con teorie del complotto, fake news e menzogne. Blogger pro-Cremlino, propagandisti russi e altri hanno repentinamente coperto la reputazione dei loro killer.

Via con la cortina di fumo

Tre versioni iniziali di questo evento sono state diffuse in varie piattaforme. La prima afferma che il video è una messa in scena, la seconda dichiara che gli ucraini hanno creato il video come provocazione e infine è stato detto che il video non è falso ma è il prigioniero ad avere la colpa per la propria esecuzione.

La tempestiva reazione degli addetti russi alla manipolazione delle informazioni e dell’ecosistema di disinformazione rappresentano un tentativo di sollevare dubbi in quanto all’autenticità del video. Traendo vantaggio dal fatto che non sono ancora stati stabiliti luogo e data dell’esecuzione, i propagandisti hanno “prestato particolare attenzione” alla “natura teatrale del video” e allo “strano” comportamento del militare ucraino, il quale non diventa isterico ma anzi affronta il suo nemico mantenendo la calma.

Secondo le verifiche dei fatti ucraine e il Centro per la comunicazione strategica e la sicurezza delle informazioni, le voci iniziali che raccontavano un video fasullo non hanno vissuto a lungo su Telegram e sono state cancellate dall’amministratore del canale MIG Rossii, quasi immediatamente dopo la pubblicazione.

La Russia gioca ai travestimenti

Quando negare l’autenticità del video o lanciare provocazioni non ha funzionato, la manipolazione delle informazioni pro-Cremlino e gli organi di disinformazione hanno diffuso un nuovo racconto: l’esecuzione è reale ma il PdG in questione era un russo che indossava un’uniforme ucraina. Questa affermazione è stata prontamente diffusa e amplificata, dunque i corrispondenti militari sostenuti dal Cremlino e i canali Telegram anonimi hanno unito le forze.

Alcuni di loro hanno perfino “trovato” le “vittime di esecuzione”. In particolare, un medico mobilitato dalla regione russa di Samara e il militare Denis Yakovlev da Togliatti, nella stessa regione di Samara, come anche un residente di Donetsk di nome Anatoly.

Per giustificare la comparsa del video agli occhi del popolo russo, i canali Telegram pro-Cremlino hanno adottato un approccio complottista secondo il quale è stato l’Ufficio del Presidente Zelenskyy che ha ricevuto “un reale vantaggio dal video, giacché desiderava risollevare il morale e provocare un’ondata di sfacciato nazionalismo con conseguente mobilitazione”.

Il ciclo di menzogne del Cremlino si ripete rapidamente

Abbiamo assistito molte volte al ripresentarsi del ciclo di menzogne da parte del Cremlino. Negazione, elusione, distrazione e l’azione di screditare le vittime costituiscono strumenti chiave per il piano di manipolazione delle informazioni. Da ricordare per esempio l’abbattimento dell’MH-17, i bombardamenti sull’ospedale di Mariupol e sul teatro, il massacro di Buča, oppure gli attacchi con missili Kramatorsk, per menzionarne alcuni.

Questo incidente ha dimostrato ancora una volta le aree chiave per lo sforzo di propaganda russo relativo alla guerra: diffondere varie versioni contemporaneamente per inondare lo spazio delle informazioni, mettere in dubbio la validità del video, disorientare il pubblico e promuovere il racconto secondo il quale “tutti mentono”.

L’effetto di una tale disinformazione è razionalizzare l’abuso del PdG in un periodo in cui l’esercito russo continua a commettere impunemente crimini di guerra e atrocità contro i PdG.

Oleksandr Matsiyevskyy ha difeso l’Ucraina fino al suo ultimo respiro e le sue ultime e temerarie parole incarnano il vero coraggio di tutti gli Ucraini che proteggono la propria terra contro l’aggressore russo. Questo momento, similmente a quanto accadde con le istruzioni che il coraggioso soldato a guardia del confine Ucraino diede alla nave da guerra Russa, vicino a Snake Island, verranno immortalati per generazioni.

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