La demagogia diplomatica: una verifica dei fatti diffusi dalla diplomazia russa

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La demagogia diplomatica: una verifica dei fatti diffusi dalla diplomazia russa
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Panoramica delle affermazioni trasmesse durante l’intervista del 12 febbraio 2021 di Vladimir Solovyov a Sergey Lavrov

In seguito al rimprovero ricevuto dal Cremlino, il ministero russo degli Affari esteri si è visto costretto a chiarire alcune delle affermazioni esternate durante un’intervista televisiva a Vladimir Solovyov:

«Siamo preparati a una rottura [con l’UE], qualora l’iniziativa venisse dall’UE. Da parte nostra, abbiamo chiesto all’UE di cooperare, basandoci sul principio di uguaglianza e rispetto reciproco, proprio come dichiarato da Sergey Lavrov», spiega il ministero.

In precedenza, Sergey Lavrov, capo del ministero russo degli Affari esteri, aveva dichiarato durante un’intervista che la Russia non escludeva la possibilità di interrompere i rapporti con l’Unione europea nel caso dell’imposizione di sanzioni da parte di Bruxelles che avrebbero nuociuto a settori sensibili dell’economia russa.

Ciononostante, vale la pena passare in rassegna i singoli messaggi di disinformazione trasmessi dalla TV di Stato russa. Una trascrizione parola per parola dell’intervista rilasciata dal ministro degli Esteri Lavrov durante il programma Solovyov Live è stata pubblicata il 12 febbraio. EUvsDisinfo ha riassunto alcuni dei punti salienti toccati nel corso dell’intervista.

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Vladimir Solovyov: Perché ha negato a Navalny e a suo fratello il diritto di imbrogliare l’azienda francese Yves Rocher?

Sergey Lavrov: È quanto ho detto all’alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell. Gli ho detto che non ci siamo impegnati a proteggere le persone che arrecano danni commerciali a un’azienda dell’UE, quale Yves Rocher.

Nell’ottobre del 2017, la Corte europea dei diritti dell’uomo era giunta alla conclusione che le decisioni prese dai tribunali nazionali nel procedimento penale di Alexei Navalny sul caso Yves Rocher fossero arbitrarie e palesemente irragionevoli.

Inoltre, è importante ricordare che non è solo l’UE a richiedere il rilascio di Navalny. Infatti, questa settimana, il 17 febbraio 2021, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha deliberato «di indicare al governo russo di rilasciare il ricorrente [Navalny], ai sensi dell’articolo 39 del Regolamento della Corte… Tale misura si applica con effetto immediato». Le informazioni provenienti dalla Corte sono disponibili qui.

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Vladimir Solovyov: Perché l’Europa ha deciso di ergersi a guida morale, sentendosi in diritto di impartire lezioni? Si è forse dimenticata della tragedia della Jugoslavia? E, a proposito di Navalny, possiamo ricordarle Julian Assange, di cui nessuno si sta più interessando. Lei ha menzionato i tre prigionieri politici detenuti in Spagna, un fatto a cui hanno risposto con arroganza dicendo che non si trattava di prigionieri politici, bensì di politici imprigionati in Spagna. Subito dopo, Carles Puigdemont ha precisato che le persone detenute in Spagna non erano tre, ma nove.

Sergey Lavrov: Tra l’altro, quando si è verificato tutto questo, Carles Puigdemont e i suoi collaboratori si trovavano in Belgio e diversi altri in Germania. Le autorità belghe e tedesche hanno affermato che le accuse mosse contro di loro erano politicamente motivate, sottolineando però che le autorità spagnole avevano risposto di avere le proprie leggi, che devono essere rispettate. Quando ho ricordato questa questione durante l’incontro con l’alto rappresentante Borrell, aggiungendo che pure noi abbiamo le nostre leggi, ha ricominciato a dire che Navalny era stato condannato illegalmente per motivi politici e che i suoi diritti erano stati violati.

Il «benaltrismo» è un giochetto retorico per spostare l’attenzione da un argomento poco gradito. La situazione riguardante gli attivisti detenuti in Spagna e Assange è discussa nei media europei e negli ambienti politici e, nel caso specifico di Assange, presso il tribunale del Regno Unito. La Russia insiste invece nell’allestimento di processi farsa contro Alexei Navalny.

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Vladimir Solovyov: Era al corrente dell’espulsione dei diplomatici?

Sergey Lavrov: Sì, ne eravamo al corrente.

Vladimir Solovyov: Non era programmata per la visita del signor Borrell?

Sergey Lavrov: Assolutamente no. La decisione è stata presa quando si è appurata l’identità dei diplomatici che hanno partecipato alle manifestazioni di protesta.

In primo luogo, le manifestazioni non sono illegali poiché l’articolo 31 della costituzione russa garantisce il diritto di riunirsi per protestare. In secondo luogo, l’osservazione dei processi politici nei paesi ospitanti si dimostra una pratica diffusa tra i diplomatici, in linea con la Convenzione di Vienna del 1961. La TV russa ha mandato in onda un video di sorveglianza proprio a sostegno del fatto che i diplomatici stessero unicamente osservando.

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Sergey Lavrov: Leonid Volkov ha detto più volte pubblicamente che non avrebbero chiesto il permesso, ma che sarebbero semplicemente scesi in strada. Di per sé, ciò equivale a più di una semplice violazione della legge: si tratta di un’azione progettata per umiliare lo Stato. Se si ritiene che scendere in strada in questa situazione faccia parte dei propri doveri professionali, allora non ci si può considerare diplomatici, ma piuttosto dei provocatori.

Vladimir Solovyov: Inoltre, le restrizioni dovute alla pandemia non sono ancora state revocate.

Questa è un’osservazione valida. Tuttavia, la polizia non ha tentato di garantire il rispetto del distanziamento sociale: migliaia di partecipanti e astanti sono stati ammassati insieme in spazi ristretti, autobus e celle.

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Vladimir Solovyov: Non è forse vero che ha persino fornito una chiavetta USB per tenerli aggiornati su quello che stava accadendo in Europa?

Sergey Lavrov: Questa chiavetta può essere aggiornata letteralmente ogni giorno.

Ecco che rispunta il «benaltrismo». Le manifestazioni potrebbero non essere autorizzate, ma parteciparvi non è illegale.

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Vladimir Solovyov: Del resto, stanno richiedendo di imporci delle sanzioni o sbaglio?

Sergey Lavrov: Sì, confermo.

Vladimir Solovyov: Io sono tra le persone che vogliono vedere incluse sulla lista delle sanzioni.

Sergey Lavrov: È in buona compagnia.

Vladimir Solovyov: Sì, davvero in buona compagnia. Sarò il primo giornalista nella storia a essere sanzionato.

Sergey Lavrov: Non è detto. Dipende da cosa si intende per sanzioni. I corrispondenti di RT e Sputnik non riescono a ottenere un accredito a Parigi. Ho scoperto di recente che uno dei nostri organi di informazione ha intentato una causa contro lo Stato per non essere stato autorizzato ad assistere a una conferenza stampa del presidente Vladimir Putin. La loro tesi era che, secondo la legge, se tutti i requisiti sono soddisfatti, l’accredito deve essere concesso. Non conosco tutte le sfumature, ma so che la conferenza stampa di quest’anno si terrà nel rispetto dei requisiti della pandemia. Sta di fatto che, senza il coronavirus, a RT e Sputnik, nonostante le richieste dirette al governo francese, sia stato negato l’ingresso all’Eliseo. Ovviamente, non dobbiamo dimenticare la situazione verificatasi con Sputnik in Estonia, dove sono stati avviati procedimenti penali contro i giornalisti.

Ai giornalisti russi non sono riservate restrizioni a lavorare in Europa, difatti, diversi organi di comunicazione russi sono attivi a Bruxelles e negli Stati membri dell’UE. Una delle persone con un passato da giornalista, che figura sulla lista delle 177 persone sanzionate, è Dmitry Kiselyov, responsabile della Rossiya Segodnya Holding, che possiede l’organo di informazione Sputnik, controllato e finanziato dallo Stato. In alcuni Stati membri dell’UE, Russia Today (RT) e Sputnik hanno violato le leggi o le norme nazionali in materia di licenze.

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Sergey Lavrov: I problemi tra noi e l’UE sono nati molto tempo fa. Volevano mettere alla prova la nostra pazienza e le nostre buone intenzioni. Quando, nel 2004, i Paesi baltici e altri paesi dell’Europa orientale sono stati ammessi nell’UE, abbiamo domandato se fossero sicuri che questi paesi avessero un grado di maturità tale da essere ammessi come membri responsabili di questa associazione progressista. Ci hanno risposto che, ovviamente, nutrono ancora qualche fobia residua per il loro passato nell’Unione Sovietica, ma che appena diventeranno membri dell’UE e della NATO, si calmeranno e non avranno più alcun motivo di alimentare questa fobia. Eppure, non si è verificato nulla del genere. È infatti successo l’esatto contrario: sono diventati i più zelanti russofobici e stanno spingendo l’UE ad assumere posizioni russofobiche. Su molte questioni, la posizione dell’UE, dettata dalla solidarietà, è stabilita da un’aggressiva minoranza russofobica.

Le critiche avanzate dall’UE alla Russia si fondano sulle azioni intraprese da quest’ultima, tra cui il suo approccio attivo a seminare caos e dubbi. La Russia agisce in violazione del diritto internazionale ai danni di vari paesi confinanti, annettendo illegalmente parti di Ucraina e Georgia all’interno dei propri confini internazionali riconosciuti e appoggiando entità separatiste in Ucraina e Moldavia. La Russia ha impiegato armi chimiche di grado militare su territori stranieri per annientare l’opposizione politica e l’espressione di voci critiche.

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Sergey Lavrov: Penso che la sua comparsa sia stata per loro provvidenziale: se non si fosse trattato di Navalny, qualcos’altro avrebbe preso il suo posto. È evidente che si stava preparando abbastanza seriamente, se si pensa ai preparativi per il famigerato film, che non sarebbe stato possibile realizzare senza il consenso delle autorità tedesche.

Vladimir Solovyov: Parla dei dati personali degli archivi della Stasi e della fotografia di Vladimir Putin?

Sergey Lavrov: Sì, anche.

Si tratta di un’affermazione priva di fondamento: L’intervistatore si riferisce alle scene presenti nel film, in cui si mostravano gli anni passati dal presidente Putin nell’ex Germania dell’Est, suggerendo che l’accesso agli archivi della Stasi dimostrasse il coinvolgimento dello Stato tedesco. Gli archivi sono accessibili per ricerche e media.

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Sergey Lavrov: La Germania era uno dei paesi che ha puntato il dito contro di noi, affermando che nessun altro paese aveva a disposizione la tecnologia per la produzione del Novichok. Quando le forze armate hanno rilevato tracce di una sostanza simile al Novichok nei campioni di Navalny, abbiamo chiesto loro come fossero riusciti a stabilirlo se loro stessi avevano dichiarato di non avere mai condotto una ricerca del genere. Silenzio totale.

Gli specialisti militari in Germania hanno confermato la presenza di una sostanza del gruppo «Novichok». I loro risultati sono stati corroborati da laboratori indipendenti in Francia e Svezia nonché da laboratori legati all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC).

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Sergey Lavrov: Tuttavia, i tedeschi, proprio come gli esperti francesi e svedesi a cui è stato presumibilmente richiesto di ricontrollare i risultati delle prove tedesche, e il segretariato tecnico dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) non ci hanno fornito alcuna informazione. Si sono rifiutati di farlo.

La Russia si è rifiutata di avviare un’indagine penale per analizzare il caso e, non facendo parte degli investigatori, non ha accesso alle prove. Il gruppo di indagine congiunta open source composto da Bellingcat/The Insider ha svolto un’indagine sul tentativo di omicidio, dimostrando che l’operazione era stata eseguita da un gruppo di funzionari dell’FSB.

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Sergey Lavrov: Occorre sottolineare che il punto in questione non è Navalny. Ci troviamo davanti a una campagna orchestrata dall’Occidente per scoraggiare la Russia e si tratta nientepopodimeno che di un’aggressiva campagna di dissuasione.

Un’affermazione infondata, presentata senza alcuna prova.

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Sergey Lavrov: Ho avuto modo di confrontarmi con molti ministri e altri funzionari [occidentali] nonché con membri della società civile che dichiarano di non condividere le azioni dell’Occidente.

Vladimir Solovyov: Hanno paura di dirlo?

Sergey Lavrov: È evidente. Sono schiavi del denaro, degli investimenti e dei figli i cui studi all’estero sono pagati con i soldi che custodiscono lì. Tutto ciò pone un freno che impedisce all’élite di esprimere le proprie opinioni.

Come nel caso di molte questioni complicate, si sovrappongono diverse voci in vari ambiti. La Russia possiede sostenitori nei circoli dell’informazione e del processo decisionale, sia nell’UE che negli Stati membri. I rapporti con la Russia sono un argomento molto dibattuto.

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Sergey Lavrov: Qualsiasi persona perbene può vedere chiaramente cosa sta succedendo. Ritornando alla questione del perché abbiamo a che fare con Navalny e non con qualcos’altro, tale «caso» nel gergo di oggi, rappresenta un atto deliberato. La data del suo ritorno e la data di uscita del film lo rendono fin troppo ovvio. Tuttavia, proprio adesso che sta imperversando un’ondata di attacchi contro la Russia, nessuno parla dell’«avvelenamento». Dicono che Navalny è stato condannato illegalmente e che debba essere rilasciato.

Un fatto rimane un fatto. Le autorità e i servizi russi sono stati collegati al caso. Le persone e un’entità responsabile dell’esecuzione e della pianificazione del reato sono state individuate dall’indagine congiunta open source intrapresa da Bellingcat/The Insider. Alexei Navalny è sopravvissuto al tentativo di assassinio ed è ritornato in Russia per poi essere tratto in carcere senza un valido motivo.

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Sergey Lavrov: Sono certo che gli Stati Uniti non vogliano che intratteniamo dei buoni rapporti con la Germania e lo stesso vale per i paesi europei. Anche la Gran Bretagna non se lo auspica. Proprio come a un certo punto l’Occidente non voleva una Germania unita. L’Unione Sovietica era la più strenua propositrice di una Germania unificata.

Un’affermazione infondata su Stati membri dell’UE, Regno Unito e Stati Uniti che ostacolano i rapporti tra Russia e Germania.

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Sergey Lavrov: All’epoca, l’Occidente era estremamente preoccupato e ha acconsentito a malincuore alla riunificazione della Germania. Noi abbiamo agito basandoci sulla convinzione che la popolazione tedesca avesse il diritto di essere un’unica nazione e che fosse il suo destino storico esserlo. È possibile scorgere qualcosa (di divertente) sui doppi standard: quando ho accennato a questo fatto in occasione della conferenza sulla sicurezza di Monaco nel 2015, dichiarando che l’avevamo fatto intenzionalmente, comprendendo le aspirazioni della popolazione tedesca e sottolineando che sarebbe importante che gli altri paesi trattassero l’annessione della Crimea alla Russia in modo analogo, quale manifestazione della volontà popolare. In Crimea si è tenuto un referendum, mentre non c’è stato alcun referendum in Germania.

La divisione della Germania era il risultato dell’occupazione postbellica da parte delle potenze alleate. La Crimea apparteneva alla Repubblica socialista sovietica ucraina. Il 12 giugno 1990 la Russia si è scissa volontariamente dall’URSS senza avanzare alcuna pretesa su territori di altre Repubbliche dell’Unione Sovietica. Da allora, la Russia ha espresso il suo sostegno all’integrità territoriale dell’Ucraina in diverse occasioni durante la sottoscrizione di accordi internazionali vincolanti. Nel Memorandum di Budapest, l’Ucraina ha ceduto le sue armi nucleari in seguito alle garanzie ricevute da Stati Uniti, Russia, Regno Unito e Francia. In qualità di Stato membro delle Nazioni Unite e dell’OSCE, la Russia è tenuta a rispettare l’integrità territoriale di altri paesi sovrani. La Russia e l’Ucraina hanno stipulato un accordo bilaterale che garantisce l’accesso della Russia al porto militare presso la città di Sebastopoli. Il Cremlino ha violato tutti gli accordi.

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Vladimir Solovyov: Da qui, la revisione degli esiti della Seconda guerra mondiale e il tentativo di equiparare l’Unione Sovietica alla Germania nazista.

Sergey Lavrov: È vero. Una porzione piuttosto ampia della loro élite sta perseguendo questa politica. Ci sono persone che vogliono che la Germania perda ogni possibilità di trarre vantaggio da una normale collaborazione con noi.

Il ruolo decisivo della popolazione russa nel debellare il nazismo è un fatto inconfutabile. Tuttavia, ciò non esclude la responsabilità del regime sovietico che ha permesso l’aggressione di Hitler tramite il patto Molotov-Ribbentrop, sfruttando l’alleanza contro il nazismo per ampliare il suo territorio per poi occupare i Paesi baltici all’indomani della fine della Seconda guerra mondiale, insediando regimi comunisti in tutta l’Europa centrale e orientale. Nessuna altra potenza alleata impegnata a sconfiggere il nazismo ha avanzato tali pretese territoriali su altri paesi.

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Sergey Lavrov: Le sanzioni non portano a nulla e non sono in grado di innescare un cambiamento nel modo di difendere i nostri interessi nazionali.

Vladimir Solovyov: Portano al consolidamento della nostra società.

Le sanzioni dell’UE non sono un obiettivo di per sé, ma fungono da strumento mirato per cambiare il comportamento e invertire la tendenza delle violazioni attuate dalla Russia in materia di diritto internazionale come nel caso dell’annessione illegale della Crimea e dell’aggressione contro l’Ucraina. L’UE continua a essere il principale partner commerciale della Russia, essendo la destinataria di quasi il 40 percento delle esportazioni russe. Centinaia di migliaia di cittadini russi lavorano nei settori commerciali direttamente collegati alle esportazioni verso l’UE. Per contro, la Russia ha introdotto sanzioni immotivate sui prodotti agricoli e alimentari dell’UE con ripercussioni negative per i consumatori russi.

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L’alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, nonostante il suo titolo altisonante, non detiene alcuno spazio di manovra e deve agire in limiti di spazio molto ristretti.

L’UE è costituita da 27 Stati sovrani. Il Consiglio europeo stabilisce l’orientamento e le priorità politiche generali dell’Unione europea, incaricando l’alto rappresentante di dirigere la politica estera e di sicurezza comune dell’UE e di trovare il consenso tra gli Stati membri. Inoltre, nel suo ruolo di alto rappresentante e vicepresidente dell’UE coordina gli strumenti di politica estera comune dell’UE, tra cui lo sviluppo, il commercio, la politica di vicinato, gli aiuti umanitari e la risposta alla crisi, per la Commissione europea.

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Sergey Lavrov: L’Ucraina vuole che gli accordi di Minsk smettano di essere in vigore.

L’Ucraina si sta pienamente impegnando a rispettare gli accordi di Minsk e a individuare una soluzione politica e sostenibile al conflitto in Ucraina orientale. In occasione del primo anniversario del vertice di Parigi in formato Normandia (8 dicembre 2020), il presidente Zelenskyy ha ribadito la disponibilità dell’Ucraina a dare inizio a una nuova fase di disimpegno delle truppe, di sminamento di nuove aree e di un prossimo ciclo di rilascio reciproco dei detenuti.

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Vladimir Solovyov: Per qualche motivo, abbiamo sopportato questa situazione. Per qualche strana ragione, non possiamo semplicemente dire loro che, se non rispettano gli accordi di Minsk, saremo noi a decidere del destino della popolazione russa che vi risiede. È un nostro diritto legittimo proteggere gli interessi dei nostri compatrioti.

Sergey Lavrov: Li stiamo proteggendo. Non solo in Ucraina, ma anche nei Paesi baltici e in altri paesi. Non credo nemmeno sia una questione di impotenza dell’UE, ritengo invece che sia una mossa politica consapevole di chiudere un occhio sulla persecuzione dei cittadini russi, sia nel caso di organi di informazione che della popolazione di lingua russa.

I media di Stato russi sostengono a più riprese e, senza alcun fondamento, la violazione dei diritti dei cittadini russi all’estero.

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Vladimir Solovyov: Siamo sull’orlo di una rottura con l’UE?

Sergey Lavrov: Penso che ci troveremo pronti a questa eventualità. Siamo paesi vicini e, da un punto di vista generale, rappresenta il nostro maggiore partner commerciale e di investimento. Molte aziende dell’UE svolgono qui le loro attività; sono in essere centinaia o persino migliaia di imprese comuni. Quando un’attività commerciale trae vantaggio da entrambe le parti, andremo avanti. Sono convinto che siamo diventati autosufficienti nella sfera della difesa. Dobbiamo conquistare la stessa posizione nell’economia per essere in grado di agire in modo opportuno qualora riscontrassimo ancora, ed è successo più di una volta, l’imposizione di sanzioni in un ambito che può creare rischi per la nostra economia, compresi i settori più vulnerabili, quale la fornitura di componenti. Non vogliamo isolarci dal mondo, ma dobbiamo essere comunque pronti: se desideri la pace, preparati per la guerra.

La dichiarazione riguardo ai piani aggressivi dell’UE è infondata. La Russia dovrebbe tener fede ai suoi obblighi e agli impegni internazionali poiché la Russia, come qualsiasi altro paese, è soggetta al diritto internazionale. La violazione di tali leggi deve comportare conseguenze in un ordine internazionale basato sulle regole. I regimi delle sanzioni costituiscono una di queste conseguenze, introdotti, ad esempio, dopo l’annessione illegale della Crimea e l’aggressione contro l’Ucraina da parte della Russia.

L’UE continuerà a dialogare con la società civile russa. L’UE continuerà a tenere le sue porte aperte a studenti, turisti, investitori e giornalisti russi. L’UE continuerà a sostenere la società civile, la cultura, lo sport, ecc. per gettare ponti tra popolazioni e società. L’Unione europea continuerà a monitorare le violazioni dei diritti della popolazione russa e dei paesi confinanti perpetuate dal Cremlino.

Inoltre, l’Unione europea manterrà aperti i canali diplomatici per favorire i contatti con le autorità russe, portando avanti la sua politica nell’ambito dei cinque principi guida.

CLAUSOLA DI ESCLUSIONE DELLA RESPONSABILITÀ

I casi presenti nella banca dati di EUvsDisinfo si concentrano sui messaggi nello spazio informativo internazionale nei quali è stata individuata una rappresentazione parziale, distorta o falsa della realtà, nonché la diffusione di messaggi pro-Cremlino. Ciò non implica necessariamente che un determinato canale sia collegato al Cremlino o sia editorialmente pro-Cremlino, oppure che abbia intenzionalmente cercato di disinformare. Le pubblicazioni di EUvsDisinfo non rappresentano la posizione ufficiale dell’UE, poiché le informazioni e le opinioni espresse si basano sui resoconti dei media e sull’analisi della task force East Stratcom.

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